Journal Farway
Farway e Minimodes: il workshop in cui i bambini sono diventati designer
Pittura, ricami e patch: il workshop Farway Milano con Minimodes, in cui i bambini hanno personalizzato i propri capi. Che cosa imparano davvero e le tre tecniche per rifarlo a casa senza rovinare il vestito.
17 settembre 2026

Che cosa succede quando l’artigianalità italiana incontra il mondo dei più piccoli? Succede che un pomeriggio in negozio si trasforma in un laboratorio, e che i bambini smettono di essere quelli che aspettano mentre i genitori guardano i capi.
È quello che abbiamo fatto insieme a Minimodes: un workshop pensato per far vivere ai bambini — e ai loro genitori — la parte più bella di un capo, cioè il momento in cui diventa tuo.
In breve:
- Un workshop di personalizzazione dei capi Farway Milano, realizzato insieme a Minimodes.
- I bambini hanno lavorato con pittura, ricami e patch: strumenti semplici, risultati sorprendenti.
- L’idea di fondo: anche il vestire può essere consapevole, e lo si impara meglio facendo che ascoltando.
- In fondo all’articolo, le tre tecniche per personalizzare un capo a casa senza rovinarlo.
Perché un brand organizza un workshop
Farway Milano non è solo un marchio: è una realtà che mette al centro le persone. Ogni capo che disegniamo racconta una storia, un’idea, un’emozione — e ci piace conoscere chi ci sceglie, ascoltare, costruire qualcosa insieme.
C’è anche una ragione meno romantica e molto pratica: si impara di più da un pomeriggio passato a guardare un bambino usare un capo che da mesi di analisi. Come lo tiene, dove lo sporca, che cosa gli piace davvero. Quelle osservazioni finiscono nella collezione dopo.
Com’è andata
L’atmosfera era quella giusta: rilassata, giocosa, autentica. Sui tavoli colori, telai da ricamo, aghi, patch e capi bianchi in attesa. Nessun modello da seguire.
I bambini si sono trasformati in piccoli designer, personalizzando i capi con un entusiasmo che agli adulti passa presto. È un gesto che va oltre la moda e diventa esperienza: scegliere un capo personalizzato significa anche riconoscere il valore del tempo, della cura e dell’unicità.

Che cosa imparano davvero i bambini
Sulla carta è un laboratorio creativo. Nei fatti succedono tre cose.
Imparano che le cose si aggiustano. Un ricamo storto si disfa e si rifà. Una macchia diventa un fiore. Un capo smette di essere un oggetto che si butta quando ha qualcosa che non va.
Imparano quanto ci vuole. Un patch cucito bene richiede più tempo di quanto qualsiasi bambino si aspetti. Da lì all’idea che un vestito fatto bene costi e duri il passo è breve — e nessuno ha dovuto spiegarglielo.
Imparano che possono decidere. È la parte che conta di più: la libertà di espressione si allena, e un pomeriggio in cui nessuno ti corregge vale più di molti discorsi.
Vestire consapevole, spiegato ai bambini
Insieme a Minimodes, realtà attenta e vicina al mondo dell’infanzia, volevamo lasciare un messaggio semplice: anche il vestire può — e dovrebbe — essere consapevole. Educare alla qualità, al rispetto e alla libertà di espressione fin da piccoli.
Il modo peggiore per farlo è parlarne. Il modo migliore è mettere in mano a un bambino un capo bianco e lasciarlo lavorare: dopo due ore ha capito da solo perché un tessuto buono si comporta meglio, perché la cura si vede, e perché un capo a cui hai lavorato non si butta.
Tre tecniche per personalizzare un capo a casa
Non serve un laboratorio. Serve un tavolo e un po’ di pazienza.
- Pittura su tessuto. Usa colori specifici per tessuto, mai tempere. Metti un cartoncino dentro il capo per evitare che il colore passi dall’altra parte, lascia asciugare completamente e fissa con il ferro da stiro dal rovescio, come indicato sulla confezione.
- Ricamo. È la tecnica più lenta e la più bella: un telaio tiene il tessuto in tensione, e anche un punto semplice — un punto erba o un punto catenella — basta per un nome o una piccola forma. Sui tessuti leggeri conviene mettere un rinforzo dietro.
- Patch. Quelli termoadesivi sono i più rapidi, ma su un capo che si lava spesso conviene fissarli con qualche punto a mano intorno al bordo: reggono per anni invece che per qualche lavaggio.
Regola comune a tutte e tre: lava sempre il capo al rovescio, a 30 gradi, senza candeggianti. E parti da un tessuto naturale — il cotone tiene colore e punti molto meglio dei sintetici.
Domande frequenti
Personalizzare un capo lo rovina?
No, se si usano i materiali giusti. I colori per tessuto fissati con il ferro da stiro e i punti di ricamo su tessuti naturali resistono a decine di lavaggi. I problemi nascono quasi sempre da colori non adatti o da patch termoadesivi applicati male e mai ricuciti.
Da che età si può iniziare?
Con la pittura già dai quattro anni, usando tecniche a impronta se la manualità è ancora acerba. Il ricamo con ago e telaio funziona bene dai sei-sette anni, con un adulto vicino nelle prime volte.
Che tessuti si prestano di più?
I tessuti naturali a trama compatta: cotone, popeline, tele leggere. Il colore penetra e resta, e l’ago passa senza smagliare. Sui sintetici il colore tende a restare in superficie e a screpolarsi, sulle maglie molto elastiche il ricamo si deforma.
Farway organizza altri workshop?
Sì, nascono da collaborazioni con realtà che condividono il nostro modo di guardare all’infanzia e non hanno un calendario fisso. Le date le annunciamo sui nostri canali e qui sul Journal.
Grazie a tutti i partecipanti per aver condiviso con noi questo momento, e grazie a chi ogni giorno sceglie con noi un’idea di moda più sostenibile e più vera. I capi che usiamo nei laboratori sono quelli di sempre: li trovi nello shop.




